Abstract dell'autore

Si fa presto a dir novella! Ogni narratore ne ha una buona scorta nel cassetto, ma qual è la differenza dal romanzo, e perché no, anche dalla poesia. La novella nasce e muore: uno sguardo in un negozio, un piccione che si posa sul campanile, un gatto che scappa, e il pensiero è passato. All'ideatore non resta che rendere al meglio quanto ha sentito, senza dilungarsi né tagliare troppo: non è un romanzo; un messaggio secco, un tronco senza diramazioni. Ma non è poesia: il livello d'empatia necessario, da parte del lettore, è più basso, c'è spazio e modo per spiegarsi. Quindi è novella. Così, anche a questi figli, apparentemente minori, ho voluto, una volta censiti e riuniti in buon numero e per temi congruenti, dare una casa, dapprima fra i files di Cremascolta ebook, e ora in volume cartaceo. Nel riproporli per alcuni ho cambiato le ambientazioni, dichiarando le sedi originarie in cui "la molla è scattata", che nella prima stesura tenevo celate, dirottando anzi il lettore con false ubicazioni. Non so per quale motivo lo facessi, chiamiamola una forma di pudore, trattandosi, di volta in volta, della mia città, Crema, del luogo della mitologia vivente della seconda residenza estiva, Baia delle Sirene, di altri posti legati alla storia di famiglia, o comunque particolarmente cari. La tecnica narrativa delle due versioni è omogenea, perché il periodo di produzione di tutte le storie è contemporaneo: quello in cui partecipavo ai concorsi letterari novellistici, in cui la speculazione collettiva, emanata dal caffè filosofico, e la passione narrativa, assorbita dal caffè letterario di Crema, mi rapivano, pur essendo io allora nella piena attività di primario ortopedico. Ma già l'amante, la narrativa, scalzava la legittima, la professione, dal proprio dominio. Particolarmente bello quindi riproporsi, nella piena maturità (chiamiamola così) ai lettori, riconoscendo questa creatura della propria vena come legittima e con pieno diritto paritario con opere più complesse, ma in realtà solo maturate in un tempo più espanso.

Buon viaggio.

Recensione del filosofo

Adriano Tango colpisce ancora. Lo fa con la maestria da grande prestigiatore della parola, col gioco sapiente di suspence e di sorprese, di ritmo e di respiro. E lo fa, in primo luogo, scavando nell'animo umano. Il tema degli scavi - lo scenario dei suoi fortunati romanzi - diventa qui una metafora, come metafore sono gli "angioletti" e i diavolacci" che danno il titolo alla presente raccolta di novelle. Siamo di fronte a pagine da cui emerge con prepotenza un po' tutta la personalità vulcanica dell'autore: la calda umanità, i guizzi della fantasia, gli slanci di affetto, la fine capacità di penetrare nell'universo femminile (con le sue impennate umorali e con le sue tenerezze).

Adriano Tango, dopo avere… lavato a lungo i suoi panni in Arno, dimostra di padroneggiare le tecniche narrative più efficaci: non è un caso che catturi costantemente il lettore. Lo cattura con la magia della parola, con l'equilibrato dosaggio di colpi d'ala dell'immaginazione e di riflessione. Lo cattura fotografando con disincanto la disintegrazione della famiglia, trasmettendo la sua passione civile (contro "ingegneri cementificatori assatanati"), posando il suo sguardo sugli aspetti più inquietanti e più sorprendenti della tecnologia del nostro secolo, avventurandosi con discrezione, qua e là, nel giardino della filosofia (vedi, tra l'altro, il dialogo sul relativismo) e negli universi paralleli ipotizzati dalla scienza contemporanea. Cattura, stupisce, emoziona.

L'ex primario di ortopedia, ora scrittore, rivela un raro gusto dell'affabulare, dell'incantare. Ma il suo non è un gioco virtuosistico, non è un abile raccontare uno spaccato del tempo presente. è un invito a guardarci allo specchio (anche se spesso non ne abbiamo il coraggio), a denudare la nostra anima, a interrogarci. A fare, in ultima analisi, i conti con noi stessi.

Piero Carelli



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